GLI EVENTI DI PRECIPITAZIONE ESTREMA

Pare ormai acclarato un collegamento fra eventi di precipitazione estrema e riscaldamento globale. In realtà la questione potrebbe essere un po’ più complessa qualora non ci limitassimo ad attribuire cambiamenti lenti, sistematici ed a grande scala, quali appunto potrebbe essere il riscaldamento globale, ad una causa precisa. Circa il ruolo dell’uomo, sullo specifico, sembra che il riscaldamento globale sia verosimilmente dovuto alle stesse attività umane con una valutazione addirittura superiore al 95% .

Gli eventi di precipitazione estrema, per definizione, dovrebbero accadere raramente ma alcune proiezioni sul futuro climatico dell’Italia effettuate attraverso simulazione numerica, suggeriscono che il clima andrà probabilmente incontro a un’ulteriore estremizzazione; quindi maltempo sempre più “violento” alternato a fasi siccitose via via più frequenti e severe .

Appare assodato invece che gli eventi meteo estremi causano sempre ingenti danni. Ma va anche ricordato, particolarmente nel caso specifico delle precipitazioni estreme, che occorre tener distinte le piogge (input del disastro) dalle inondazioni (output del disastro). Le inondazioni non possono considerarsi da sole misura degli eventi estremi e va piuttosto ricordata l’importanza dell’impatto antropico dei processi di urbanizzazione, di edificazione edilizia e di attività agricola di tipo intensivo. Inoltre se gli eventi estremi sono legati ai disastri è anche vero che la percezione delle persone è guidata soprattutto dalla comunicazione degli stessi (negli ultimi decenni sono in drastico aumento sia la segnalazione dei disastri che la produzione di articoli di ricerca sui disastri). Se consideriamo il pianeta nella sua globalità e consideriamo l’elevata numerosità delle aree “colpite” e “segnalate” necessariamente non può che essere riscontrato un notevole aumento della frequenza delle segnalazioni degli eventi catastrofici. Va infine ricordato come il costo, a seguito del danno, non siano linearmente rapportabile all’entità stessa del danno; la valutazione del danno non è una costante non solo per questioni legate all’inflazione ma anche alle modalità con cui nel tempo si arriva a riparare il danno (riparazione che spesso non è più solo sostituzione di una parte ma arriva ad essere totale rimozione e ricostruzione dell’intero bene interessato dal danno).

Nell’ipotesi che la temperatura media della Terra stia rapidamente aumentando è possibile presupporre una parallela accelerazione del ciclo dell’acqua (evaporazione dell’acqua dalla superficie, trasporto del vapore acqueo nell’atmosfera e ritorno dell’acqua alla superficie sotto forma di precipitazione). L’accelerazione del ciclo dell’acqua, all’aumentare della temperatura media, appare giustificata dalla constatazione che un’atmosfera più calda trattiene più vapore acqueo, creando di conseguenza i presupposti per portare ad eventi di precipitazione più intensi. Ma la questione andrebbe valutata anche da un punto di vista della dinamica dei fenomeni di precipitazione: affinché si sviluppi maggior pioggia devono parallelamente aumentare gli incontri fra aria calda e umida e aria fredda e ciò sarebbe automatico solo nel caso di sollevamenti orografici e conseguente maggior piovosità (nelle aree sopravento ad una catena montuosa, ad esempio). Inoltre, a scala globale, per avere maggiore precipitazione si dovrebbe prendere atto, paradossalmente, di una minore miscelazione di masse d’aria calda e fredda in quanto la differenza di temperatura tra tropici e poli appare diminuita. Infine il ciclo dell’acqua risulta caratterizzato da forti spostamenti di calore; è necessario molto calore per far evaporare l’acqua dalla superficie e successivamente lo stesso calore viene rilasciato più in alto nell’atmosfera durante la condensazione del vapore. Se il ciclo dell’acqua sta accelerando potrebbe anche comportare, paradossalmente, più calore rimosso dalla superficie del pianeta.

Gli eventi estremi di precipitazione, ed in linea generale tutti gli eventi meteo estremi, sono valutabili oggettivamente attraverso le misure dei parametri meteo. Ma anche questo potrebbe originare elementi di confusione. Disponendo, ad esempio, di tantissime stazioni di misura non può che essere statisticamente probabile che una di esse veda un evento estremo in ragione diretta del numero di anni corrispondente al numero di stazioni. Potrebbe quindi non essere raro registrare molti eventi estremi in un breve periodo qualora si abbia a disposizione tantissime osservazioni.

Ma tanti altri ancora sono i fattori in grado di influenzare gli eventi di piovosità estrema. Ad esempio un temporale può lasciare tantissima umidità sulla superficie potenzialmente in grado di evaporare nuovamente e rafforzare in tal modo l’evento meteo successivo o, allo stesso modo, un lungo periodo siccitoso limitando l’evapotraspirazione locale può portare ad una drastica riduzione delle precipitazioni correlate al riciclo locale dell’umidità intensificando ulteriormente le condizioni calde e secche.

Quale sarà il futuro? Il mondo scientifico sembra definitivamente orientato alla conclusione che mentre l’atmosfera continua a riscaldarsi le precipitazioni estreme (e in genere gli eventi meteo estremi) diventeranno sostanzialmente più intensi e frequenti. All’aumentare della temperatura media terrestre pare quindi acquisito il parallelo aumento degli eventi estremi (precipitazioni liquide, nevicate, gelate, grandinate, ecc…). Non si può però non ricordare che le citate conclusioni risultano basate prevalentemente sulle risultanze ottenute da modellistica numerica.

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AGGIORNAMENTO 23/09/2020

E’ uscito un nuovo studio, sulla salinità dell’oceano, che rileva una sostanziale amplificazione in atto del ciclo globale dell’acqua. La conclusione viene estrapolata dall’analisi di dati di salinità, dalle metriche di contrasto della salinità e dalle (immancabili) simulazioni da modello numerico. Il ciclo globale dell’acqua appare in amplificazione dal 1960 e, sempre secondo il citato studio, in futuro ci sarà un ulteriore aumento dell’evaporazione. Le regioni più secche diventeranno ancora più secche; la siccità colpirà il bestiame e colture aumentando i rischi per la salute dell’uomo e per la sua sicurezza alimentare. I ricercatori prevedono un aumento del rischio di maggiori piogge intense ed estreme, di conseguenza inondazioni estreme in tutto il mondo. Le precipitazioni associate ai cicloni tropicali e agli uragani continueranno a crescere e ad aumentare i danni non solo alle comunità costiere e delle piccole isole, ma anche nell’entroterra.