INVARIANZA TERMOCLIMATICA NEGLI INTERVENTI EDILIZI E DI URBANIZZAZIONE

Sulla superficie terrestre i contributi energetici principali sono l’energia radiante a onde corte del Sole  e lo scambio di energia radiante a onde lunghe tra la superficie della Terra e l’atmosfera.

Un modo efficace di influenzare il bilancio energetico locale è cambiare l’albedo delle superfici in modo da variare l’energia del Sole rinviata allo spazio. Le superfici scure (ovvero con basso albedo) possono essere sostituite da superfici chiare (alto albedo) in modo da assorbire meno energia solare. Se in ambito urbano il materiale da copertura e da pavimentazione fosse sostituito da materiale altamente riflettente si ridurrebbe l’energia solare netta assorbita e si tradurrebbe in un cambiamento di temperatura molto simile a quello causato da una consistente copertura nuvolosa. Un tale cambiamento potrebbe non solo abbassare la temperatura di una città, avvicinandola a quella delle aree rurali circostanti, ma potrebbe anche portare ad una ulteriore riduzione qualora l’albedo in ambito urbanizzato fosse maggiore dell’albedo in ambito rurale.

Ci proponiamo ora di introdurre una semplice metodica per determinare in modo semplificato i valori di albedo che permettono di acquisire l’invarianza termoclimatica in un intervento di trasformazione edilizio-urbanistica del territorio.

L’energia media mensile che la Terra riceve dal Sole in un dato luogo cambia durante l’anno e allo stesso modo cambia la temperatura media mensile in quel luogo. I cambiamenti nella radiazione solare e nella temperatura sono strettamente accoppiati. In genere la radiazione raggiunge il picco circa 5-6 settimane prima della temperatura (quando la radiazione solare aumenta o diminuisce la temperatura reagisce di conseguenza ma in modo temporalmente sfasato).

Nel Veneto la radiazione solare media ha un valore globale di circa 1000-1.100 kWh/m2anno. Il rapporto fra radiazione estiva ed invernale è di circa 6-7.

Ma oltre al trasferimento di energia dal Sole alla Terra (calore radiante o radiazione a onde corte) c’è un altro trasferimento di energia radiativa, il trasferimento di energia radiante dallla Terra allo spazio (radiazione a onde lunghe). L’atmosfera riceve energia a onde lunghe dalla superficie terrestre, ma l’atmosfera, poiché contiene materia, irradia a sua volta energia verso il basso (verso la Terra) e verso l’esterno (verso lo spazio). In genere l’atmosfera presenta una temperatura più fresca rispetto a quella della superficie terrestre; pertanto la quantità di radiazione a onde lunghe verso il basso (cioè verso la Terra) è inferiore alla radiazione a onde lunghe originale dalla Terra e dirette verso l’atmosfera.

L’energia che arriva dal Sole rimane nel sistema Terra come calore. Questo calore potrebbe far aumentare continuamente la temperatura se non venisse rimosso. Ciò è impedito dalla continua perdita di energia verso lo spazio a seguito dell’emissione di radiazioni a onde lunghe (caratteristica di ogni tipo di materia).

Prendiamo in consideriamo ora un metro quadrato di superficie. Oltre alla radiazione solare vari altri fattori influenzano le temperature nell’elemento unitario di superficie (vento, evaporazione, pioggia, calore prodotto dalle attività umane, ecc…). La quantità di energia che entra nel metro quadrato di superficie durante un determinato periodo di tempo (es. 1 giorno) deve essere uguale alla quantità di energia in uscita più la quantità di energia eventualmente immagazzinata. Indicativamente più la superficie risulta interessata da interventi antropici di impermeabilizzazione maggiore è l’immagazzinamento di calore diurno e maggiore é il rilascio di calore notturno.

Ma elenchiamo a seguire i termini di energia che andremo a considerare:

QI sia radiazione solare incidente in arrivo (diretta e diffusa) a onde corte,

QR sia la radiazione solare a onde corte riflessa,

QLU sia l’emissione superficiale verso l’alto di radiazione a lunghezza d’onda lunga,

QLD sia l’emissione verso il basso di radiazione a lunghezza d’onda lunga,

Q* sia l’energia solare netta (positiva o zero) pari a QIQR,

EIN sia l’energia infrarossa netta pari a QLDQLU (generalmente negativa o nulla),

QT sia l’energia sviluppata dalle attività umane (industria, trasporto, riscaldamento, ecc..),

QL sia il calore latente correlato all’evaporazione/evapotraspirazione dell’acqua,

QE sia il calore sensibile trasportato dal movimento dell’aria,

QS sia lo stoccaggio di calore all’interno del sistema (terreno, edifici, ecc…) .

L’energia in gioco, sotto forma di calore, può essere:

1) immagazzinata e quindi originando un incremento di temperatura (variabile QS),

2) trasmessa per conduzione in profondità (quota parte di QE),

3) trasmessa per convezione all’aria sovrastante (quota parte di QE),

4) eliminato per evaporazione o evapotraspirazione (QL).

Ricordiamo che l’attraversamento dell’aria da parte dei raggi solari non è di per se sufficiente a determinare un riscaldamento significativo dell’aria stessa. Ciò che determina maggiormente il riscaldamento dell’aria è la presenza di una superficie che, una volta riscaldata, porta ad un riscaldamento della stessa aria contermine per convezione.

La radiazione netta Q*EIN che incide una superficie può essere considerata come la somma delle componenti citate a onde lunghe ed a onde corte (Stull, 1988)

Q*EIN =QR+QIQLU+QLD .

Nella relazione precedente i vari termini normalmente vengono valutati in W/m2 e il segno (positivo o negativo) deriva dal considerare negativa la radiazione in uscita e positiva la radiazione in ingresso.

Come è noto la radiazione solare uscente QR è proporzionale alla radiazione solare incidente QI secondo il valore di albedo a:

QR=a*QI

mentre la radiazione onde lunghe uscente QLU è somma di una parte riflessa e di una parte emessa dalla superficie.

I termini di energia elencati in precedenza variano di momento in momento durante ogni giorno di ogni anno e variano da un luogo considerato all’altro. In genere nell’arco di 24 ore l’energia solare radiante varia raggiungendo il picco intorno a mezzogiorno e scendendo a zero tra il tramonto e l’alba.

La radiazione a onde corte del Sole QI viene acquisita esclusivamente durante il giorno, ma la radiazione a onde lunghe QLU emessa dal sistema terrestre viene persa sia di giorno che di notte. Grazie ai vari processi radiativi il metro quadrato di superficie che stiamo considerando si riscalda quindi durante il giorno e si raffredda di notte.

La radiazione solare incidente QI è analoga sia in relazione ad una superficie con uso del suolo agricolo e sia per una superficie urbanizzata (il Sole splende su entrambe le superfici con la stessa intensità).

Con una radiazione solare QI di 7,6 kWh/(m2*giorno) e con un albedo a di 0,25 (tipico di un ecosistema forestale rurale), la radiazione solare riflessa QR vale 1,9 kWh/(m2*giorno). Se la superficie risulta urbanizzata (ad es. superficie stradale o tetto di edificio poco riflettente) è possibile ipotizzare un albedo a medio di appena 0,05 risultando quindi in una luce solare riflessa QR di soli 0,4 kWh/(m2*giorno). Quindi l’energia netta ottenuta direttamente dal Sole in ambito agricolo è di 7,6 – 1,9 = 5,7 kWh/(m2*giorno) mentre quella nel caso urbanizzato è di 7,6 – 0,4 = 7,2 kWh/(m2*giorno). Si può intuire l’importanza dell’albedo: nell’esempio portato il metro quadrato urbanizzato riceve 7,2 – 5,7 = 1,5 kWh/(m2*giorno) di energia in più .

L’energia radiante a lunghezza d’onda lunga QLD  verso la superficie terrestre (verso il basso) ha origine nell’atmosfera superiore quando l’energia verso l’alto QLU  viene assorbita, riscaldando l’atmosfera e facendo rimettere questa energia. Le emissioni verso il basso della radiazione a lunghezza d’onda lunga QLD  sono leggermente inferiori in termini di energia rispetto alla radiazione a onda lunga verso l’alto QLU perché l’atmosfera superiore, in generale, è più fredda della superficie terrestre e dell’atmosfera vicino alla superficie terrestre. A causa della vicinanza le temperature effettive delle atmosfere più alte, sia negli ambienti rurali che in quelli urbanizzati, possono essere comunque considerate uguali ai fini della presente nota.

La presenza di possibili elevati livelli di inquinamento nell’atmosfera sopra una area impermeabilizzata possono intrappolare il calore e rendere la stessa atmosfera più calda di quella corrispondente sopra una superficie permeabile. L’inquinamento aumenta quindi il termine di energia radiante verso il basso QLD aumentando il riscaldamento in corrispondenza alla superficie impermeabilizzata. La perdita netta di energia radiante a onde lunghe QLU dall’ambiente permeabile è in genere maggiore di quella dalle superfici più calde dell’ambiente impermeabilizzato. Tenendo conto dell’albedo la superficie impermeabilizzata riceve più energia dal Sole rispetto alla superficie non impermeabilizzata ma essendo caratterizzata la stessa superficie impermeabilizzata da una temperatura più elevata questa perde anche di più. Se ci limitiamo a sommare algebricamente i 4 termini di energia radiativa (QR+QIQLU+QLD) si può concludere in genere che l’area permeabile guadagna più energia dell’area impermeabilizzata; stando così la questione l’area permeabile sembrerebbe guadagnare più energia rispetto all’area impermeabilizzata e quindi dovrebbe essere caratterizzata da una temperatura media più alta. Ma, come vedremo, ci sono altri processi da considerare.

La seguente tabella (Oke,  1982) si riferisce a condizioni tipiche a mezzogiorno di una limpida giornata estiva con venti leggeri per una città di media latitudine di circa un milione abitanti (valori in W/m2). Nella tabella con area suburbana si intende un’area con presenza di residenza con circa il 50% di superficie a verde e presenza di area commerciale mista e residenziale denso con circa il 10-20% di superficie a verde.

Parametro——————–Area Rurale————-Area suburbana———–Area urbana

01) QI——————————800—————————-776——————————-760

02) QR—————————–160—————————-116——————————–106

03) QIQR (>=0)—————640—————————-660——————————–654

04) QLD—————————350—————————-357——————————–365

05) QLU—————————455—————————-478——————————–503

06) QLDQLU —————– -105————————- -121—————————— -138

07) 03)+06———————-535—————————-539——————————–516

08) QT——————————0——————————-15———————————-30

09) QE——————————150—————————216———————————158

10) QL —————————–305—————————216———————————158

11) QS——————————80—————————–122———————————148

All’aumentare dell’ impermeabilizzazione sulla superficie unitaria che stiamo considerando (in conseguenza dei processi di edificazione e/o di urbanizzazione) maggiore è l’immagazzinamento di calore diurno e maggiore è il rilascio di calore notturno. In genere, a parità di flussi radiativi, un’area urbana centrale densamente costruita ha una capacità d’accumulo diurno e di rilascio notturno pari a circa 1,5 volte quella di una area rurale inedificata. In genere le aree impermeabilizzate attivano isole di calore in cui:

  • di giorno la prevalenza del flusso di calore sensibile sul flusso di calore latente (dovuta alla impermeabilizzazione delle superfici e dovuta alla scarsa o nulla vegetazione) riscalda la struttura urbana;
  • nel pomeriggio il flusso di calore sensibile cala più gradualmente rispetto alle aree rurali e, addirittura, di notte spesso resta positivo;
  • nel tardo pomeriggio e di sera la struttura urbana rilascia una quantità significativa di calore, immagazzinato durante la giornata;

Il flusso di calore antropogenetico raramente è causa principale dell’isola di calore; tuttavia può essere importante, specie d’inverno, con venti deboli e in condizioni di stabilità atmosferica.

Se consideriamo il tasso di impermeabilizzazione come principale indicatore quantitativo di urbanizzazione va ricordato che lo stesso non può considerarsi del tutto esaustivo in quanto non permette di considerare altri importanti fattori (la natura dei materiali, la geometria del costruito, l’altezza del costruito, la presenza di vegetazione, ecc…). Soprattutto l’altezza degli edifici non permette di tener conto delle diverse estensioni di superficie captante verticale e le dimensioni della massa edilizia per l’accumulo termico. Si procede limitando comunque la trattazione a questo unico indicatore in quanto le conclusioni e le procedure introdotte con la presente nota non possono che considerarsi di prima approssimazione.

Il bilancio termico della superficie unitaria che stiamo considerando è esprimibile in prima approssimazione come somma fra il flusso radiativo netto (comprensivo della radiazione solare diretta e della radiazione proveniente dalle superfici) pari a QR+QIQLU+QLD più il calore antropico QT da uguagliare alla somma fra di calore sensibile QE, calore latente QL e il calore accumulato QS. Non viene considerato il calore trasferito o sottratto al sistema per avvezione da sistemi contigui (flussi orizzontali). Possiamo in definitiva scrivere

-QR+QIQLU+QLD+QT = QE+QL+QS—————————————————–(1)

Consideriamo ora la tabella di Oke esposta in precedenza, con riferimento all’ambito rurale, ed ipotizziamo che i corrispondenti valori siano indicativi per un lotto di terreno in cui si va a programmare uno o più interventi urbanistico-edilizi. Prendiamo in considerazione inoltre 3 Casi relativi a 3 diverse situazioni termoclimatiche con riferimento sempre al medesimo lotto:

Caso 1 : area completamente allo stato naturale e quindi completamente inedificata.

Caso 2 : area in cui si interviene con la costruzione di un edificio o di un’opera di urbanizzazione che modifica il tasso locale di impermeabilizzazione e nel contempo introduce variazioni al bilancio termico locale.

Caso 3 : area completamente impermeabilizzata e completata, per la quale la componente permeabile è praticamente annullata.

Ipotizziamo ora che il Caso 1 sia caratterizzato, dal punto di vista energetico, da una distribuzione di valori simili ai parametri di Oke valevoli per l’area rurale. Poniamo: QI=800, QR=80, QLD=350, QLU=455, QT=0, QE=150, QL=465 e QS=0. Applicando la relazione (1) in base a queste ipotesi si ottiene a=0,1 (terreno scuro con coltura a prato).

Allo stesso modo caratterizziamo il Caso 3 (area completamente impermeabilizzata) con i seguenti valori: QI=800 (ipotizziamo quindi che l’energia solare in arrivo sia uguale alla situazione tipica del Caso 1); QR=a*800 essendo a l’albedo; QLD=365; QLU=503; QT sia il valore del calore antropico prodotto; QE=250; QL=25 (ipotizzando che il rapporto di Bowen valga 10 per l’area completamente impermeabilizzata); QS=150.

Nel Caso 2 ipotizziamo che i valori caratteristici derivino da un interpolazione lineare dei corrispondenti valori fissati nel Caso 1 e nel Caso 3. Se indichiamo con X la percentuale di area impermeabilizzata creata dall’intervento edilizio, viene quindi posto: QI=800, QLD=(350+(15*X)/100), QLU=(455+(48*X)/100), QE=(X+150); QL=(465-4,4*X) e QS=0,15*X.

Applicando la relazione (1) alla colonna dei valori ipotizzati per il Caso 3 si ottiene:

QT=a*800-237 ————————————————————-(2)

Applicando i valori caratteristici del Caso 2 alla relazione (1) si ottiene infine:

a=(80+QT+2,92*X)/800————————————————-(3)

La relazione (3) può essere utilizzata come prima stima dei valori di albedo, con cui caratterizzare l’intervento edilizio-urbanistico, necessari ad acquisire l’invarianza termoclimatica. Agire quindi sulla modificazione dei valori di albedo (in essere o di progetto) per fare in modo che la maggior energia allontanata nell’atmosfera compensi l’energia che nel sistema viene prodotta in conseguenza dei nuovi carichi di origine antropica (energia elettrica, termica, per illuminare, ecc…) e in conseguenza del calore latente QL in diminuzione nel sistema all’aumentare del tasso di impermeabilizzazione.

In base alle ipotesi fatte gli ambiti di applicabilità della (3) valgono per valori di X variabili fra 0  e 100 e valori di QT variabili fra 0 W/m2 e 428 W/m2. Nel caso QT sia 0 e X sia 0 dalla (3) otteniamo a=0,1 (stesso valore di albedo relativo al Caso 1 quindi peculiare di un terreno scuro coltivato a prato non ancora urbanizzato o edificato). Allo stesso modo per QT=428 W/m2 e X=0 (situazione teorica ideale di massima produzione di calore antropico nell’area caratterizzata da impermeabilizzazione nulla) otteniamo a=1. In quest’ultimo caso i parametri sono ovviamenti priva di significatività reale.

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ESEMPIO APPLICATIVO n°1OPERA DA PROGETTARE (modifica di QL e QT)

E’ previsto un intervento edilizio su di un lotto di area 25×25 = 625 m2 attualmente completamente inerbito (vedi Figura 1).

Figura 1 – Lotto ove costruire un fabbricato

Nella situazione attuale l’albedo è stimato nel valore a=0,1 (terreno scuro inerbito). I livelli attuali di impermeabilizzazione sono qualificati dal valore X=0. E’ previsto un intervento edilizio di 10×10 = 100 m2 lordi suddiviso su due piani con incidenza del carico antropico QT stimata in 20 W/m2 per piano. Intorno l’edificio è previsto un pedonale largo 1,5 m e un tratto di pedonale di collegamento alla viabilità pubblica largo 3 m e lungo 7 m. Per semplicità ipotizziamo che la superficie a tetto coincida col sedime del corpo di fabbrica (area 100 m2). Su queste basi l’aliquota centesimale di impermeabilizzazione (ad intervento eseguito) è pari a

(13×13+7×3) / (25×25) = (169 + 21) / (625) = 190/625 = 0,304 .

In rapporto all’intero lotto il carico antropico specifico QT vale

(20+20)*((100+100)/625) = 12,8 W/m2.

Figura 2 – Lotto con edificio realizzato

Dalla relazione 3) è possibile ottenere il valore di albedo in grado di garantire l’invarianza termoclimatica in base alle ipotesi e semplificazioni fatte:

a=(80+12,8+2,92×0,304×100)/800=0,227 .

Nella configurazione ad intervento realizzato si ipotizza (vedi Figura 2):

  • la superficie residua a verde, pari a 625-190 = 435 m2, sia caratterizzata da albedo a=0,1;
  • i pedonali di superficie (13×13-10×10+7×3) = 90 m2 vengono eseguiti in betonella rosetta molto chiara caratterizzata da albedo a=0,50;
  • il rivestimento del tetto sia realizzato in tegole di cemento grigio molto chiaro caratterizzato da albedo a=0,55.

Con tali previsioni di progetto l’albedo nella configurazione futura è stimabile come

a= (435×0,1+90×0,50+100*0,55)/625 =( 43,5+45+55)/625 = 143,5/625=0,23 .

Il valore 0,23 è maggiore del valore di albedo minimo necessario (0,227) per acquisire l’invarianza termoclimatica. La distribuzione dei valori di albedo ipotizzata nella configurazione di progetto permette quindi di acquisire l’invarianza termoclimatica cercata.

Nell’esempio, per semplicità, non sono stati considerati i valori di albedo delle superfici antropiche verticali (pareti e serramenti).

I coefficienti di albedo previsti per le varie superfici omogenee nell’area di intervento (vedi Figura 2) nel bilancio termico del giorno estivo tipico compensano la riduzione di QL correlata al tasso di impermeabilizzazione indotto dall’attività edilizia e compensano l’aumento previsto del carico antropico QT.

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ESEMPIO APPLICATIVO n°2OPERA ESISTENTE (modifica di QT)

Vediamo ora un esempio applicativo della relazione (3) in caso di aumento del carico antropico in un edificio esistente.

Figura 3 – Edificio nella configurazione esistente

Consideriamo un lotto residenziale di 30*30 = 900 m2. Sul lotto è già esistente un edificio (vedi Figura 3). Il tetto si sviluppa su 180 m2 di sedime (proiezione orizzontale) ed è eseguito in tegole di calcestruzzo colore marrone terra (a=0,26). Le pareti perimetrali sviluppano 270 m2 e sono colorate in rosso veneziano caratterizzato da a=0,16. Attorno al fabbricato, nella situazione attuale, è presente un’area pedonale di 160 m2 rifinita con mattonelle color ocra chiaro e albedo a=0,25. Intorno al fabbricato è presente una fascia infiltrabile per 320 m2 in ghiaino di frantoio bianco con a=0,25. L’area verde (giardino) ammonta a 180 m2 con a=0,1 (terreno scuro leggermente inerbito). Il lotto è perimetrato da una muretta di recinzione in mattoni rossi che si sviluppa per 60 m2 caratterizzati da a=0,15. Il tasso attuale di impermeabilizzazione è pari a

(180+160+60) / 900 = 0,45 ovvero 45%.

Ai fini della definizione dei coefficienti di albedo si ipotizza che l’incidenza sul sedime del tetto delle pareti del fabbricato  sia il 10%; allo stesso modo l’incidenza del tetto sul proprio sedime viene stimata al 90%. L’albedo caratteristico sui 180 m2 di proiezione orizzontale di tetto ammonta quindi a

0,1*0,16+0,9*0,26 = 0,25 .

Nelle condizioni attuali l’albedo a1 caratteristico del lotto viene stimato in

a1 = (180*0,25+160*0,25+320*0,25+60*0,15+180*0,1) / 900 = 0,213 .

L’edificio in futuro sarà interessato da un aumento del carico antropico di 40 W/m2 per ogni piano (ognuno di 180 m2 di superficie) conseguente all’installazione di un sistema domotico interno da 14,4 kW che agevola l’abitabilità per un portatore di handicap residente. Si vuole modificare l’albedo del lotto agendo sulle rifiniture del pedonale, del tetto e delle pareti in modo da conseguire la compensazione, nel bilancio termico del lotto, a seguito dell’aumento del carico antropico.

A tal fine

  • il tetto viene rifatto con tegole in calcestruzzo colorato bianco opaco chiaro (a stimato col valore 0,74);
  • le pareti verticali vengono ridipinte con tripla mano di tinta color bianco ed i serramenti vengono ridipinti con colore rosa pallido. Il valore caratteristico di albedo per le pareti viene stimato in 0,80;
  • il pedonale attorno al fabbricato viene rifatto utilizzando marmette di marmo botticino fugato con polvere di cemento bianco (per il pedonale viene stimato un valore a pari a 0,71).

Nella nuova configurazione l’albedo caratteristico del tetto ammonta quindi a

0,1*0,80+0,9*0,74 = 0,756 .

Nelle condizioni modificate l’albedo a2 caratteristico del lotto viene stimato in

a2 = (180×0,756+160*0,71+320*0,25+60*0,15+180*0,1)/900 = 0,396

Figura 4 – Edificio nella configurazione modificata

Applicando la (3) dopo aver esplicitato QT otteniamo, nella configurazione attuale, un valore di QT negativo e nella configurazione futura il valore QT=105,4 W/m2 in rapporto all’intero lotto ovvero 105,4*((180+180)/900) = 42,16 W/m2 in rapporto a ognuno dei due piani che compongono l’edificio (piano terra e primo piano). Il valore 42,16 è superiore al valore 40 W/m2 e quindi si può ritenere compensato l’aumento del carico antropico.

Il valore QT negativo, ottenuto applicando la relazione 3 con i parametri della situazione attuale, indica che nella condizione in essere c’è uno sbilancio termico, rispetto alla condizione del lotto completamente inedificato, in conseguenza soprattutto del tasso di impermeabilizzazione che riduce  QL.

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ESEMPIO APPLICATIVO n°3OPERA DA PROGETTARE (modifica di QL)

E’ in corso di progettazione un Piano Urbanistico Attuativo. Come previsto dalla Convenzione a lottizzare l’invarianza termoclimatica entro i singoli lotti privati verrà garantita durante l’attuazione dei volumi edilizi da parte degli stessi privati. Ma, in ambito pubblico, da subito nasce il problema di costruire strade, parcheggi, ciclabili e pedonali pubblici vincolati al rispetto della stessa invarianza termoclimatica. Strade e parcheggi non saranno interessati da grandi volumi di traffico motorizzato e per le corrispondenti superfici si ritiene che il valore QT si possa ritenere trascurabile. Rimane quindi il solo problema di compensare la drastica diminuzione di QL (essendo totale l’impermeabilizzazione del suolo) prevedendo una tecnica costruttiva che agisca sui valori di albedo.

Se poniamo QT=0 e X=100 dalla (3) si ottiene a=0,465.

Viene prevista la costruzione delle pavimentazioni di strade, parcheggi, ciclabili e pedonali pubblici con la tecnica della pavimentazione flessibile ottenuta da un primo strato di misto granulometrico bitumato altamente poroso (con presenza di elementi litoidi chiari) con una successiva saturazione di malta cementizia fluida fibrorinforzata di colore bianco sporco per strade e parcheggi, rosetta chiaro per i percorsi ciclabili, grigio chiaro per i marciapiedi. Test sperimentali garantiscono alla pavimentazione semiflessibile così realizzata un albedo medio di 0,55 (valore ottenuto da media pesata in funzione dell’incidenza dei vari tipi di superficie). Si prevede per le pavimentazioni realizzate una riduzione media dell’albedo del 15% nei primi anni di operatività (per insudiciamenti e scolorimenti). A regime le pavimentazioni semiflessibili assumeranno il valore medio di albedo pari a 0,55*(1-0,15)=0,467 (valore maggiore di 0,465).

Figura 4 – Viabilità di PdL realizzata con alto albedo

L’immagine originale di Figura 4 è tratta da qui.